7/1/2026
Il progetto rappresenta l’evoluzione di un’esperienza nata oltre quindici anni fa e si inserisce nel percorso avviato dal protocollo d’intesa sottoscritto nel 2025 alla Camera dei deputati dal ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, insieme a Farmaciste Insieme, Fofi, Federfarma, Assofarm e Farmacie Unite
Farmaciste e farmacisti formati per riconoscere i segnali della violenza di genere, accogliere in sicurezza eventuali richieste d’aiuto e orientare le donne verso i servizi della rete antiviolenza. È questo il cuore del progetto Mimosa Lombardia, la sperimentazione con cui la regione diventa il primo laboratorio nazionale di un modello strutturato che punta a fare della farmacia di comunità un presidio di prossimità anche nel contrasto alla violenza sulle donne. Tra gli strumenti previsti figurano una locandina informativa con QR code, esposta nelle farmacie aderenti, e l’app Free Bees, che consente di accedere in modo riservato a numeri utili, centri antiviolenza e servizi territoriali dedicati.
L’iniziativa è stata presentata lo scorso 30 giugno a Milano, nella sede del Consiglio regionale a Palazzo Pirelli, nel corso di una conferenza stampa promossa da Farmaciste Insieme con il sostegno della Regione Lombardia. Il progetto rappresenta l’evoluzione di un’esperienza nata oltre quindici anni fa e si inserisce nel percorso avviato dal protocollo d’intesa sottoscritto nel 2025 alla Camera dei deputati dal ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, insieme a Farmaciste Insieme, Fofi, Federfarma, Assofarm e Farmacie Unite.
La sperimentazione punta a valorizzare una delle caratteristiche distintive della farmacia territoriale: la presenza capillare e il rapporto fiduciario con i cittadini. I farmacisti che hanno aderito hanno seguito uno specifico percorso formativo, sviluppato con esperti impegnati nel contrasto alla violenza di genere e con i professionisti della rete territoriale, per acquisire gli strumenti necessari a riconoscere situazioni di fragilità, offrire un primo ascolto e indirizzare le donne verso i servizi competenti, senza sostituirsi ai centri antiviolenza o agli operatori specializzati.
Tra le novità della sperimentazione figura anche la nascita di Insieme Lab, il Board delle reti territoriali, organismo permanente che riunisce professioni sanitarie, istituzioni, associazioni civiche, terzo settore e mondo dello sport con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione sul territorio. Ne fanno parte, tra gli altri, Fondazione Ospedale Niguarda, Fnopi Lombardia, Andi, Cittadinanzattiva Lombardia, Uisp e Federazione motociclistica italiana Lombardia.
«In questi anni abbiamo compreso quanto sia importante offrire alle donne non soltanto informazioni, ma anche ascolto, orientamento e la possibilità di essere accompagnate verso i servizi competenti» ha spiegato Angela Margiotta, presidente di Farmaciste Insieme. Con il progetto pilota lombardo, ha aggiunto, nasce anche un luogo stabile di confronto tra professioni sanitarie, istituzioni e associazioni «per costruire modelli di collaborazione da mettere a disposizione dei territori» e fare in modo che «nessuna donna venga lasciata sola».
«Le farmacie lombarde costituiscono una rete capillare e profondamente radicata nelle comunità locali, con oltre 3.000 esercizi attivi sul territorio regionale» ha ricordato Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia «il Progetto Mimosa valorizza questa prossimità trasformandola in una risorsa concreta al servizio di una causa di grande rilevanza sociale. Attraverso questa iniziativa nasce una rete strutturata di sostegno, ascolto e orientamento per le donne vittime di violenza, rafforzando allo stesso modo la collaborazione tra farmacie, istituzioni e servizi territoriali».
Sul ruolo della farmacia ha insistito anche Clara Mottinelli, tesoriere nazionale di Federfarma e delegata regionale di Farmaciste Insieme: «La farmacia è spesso il primo presidio sanitario di prossimità a cui le persone si rivolgono: un luogo accessibile, riconoscibile e presente in modo capillare nei quartieri, nei piccoli comuni e nelle aree periferiche». Per questo, ha osservato, i farmacisti «non si sostituiscono ai centri antiviolenza», ma possono diventare «un anello formato e consapevole della rete di supporto», offrendo ascolto, informazioni e orientamento. La Lombardia, ha concluso, può rappresentare «un laboratorio nazionale di buone pratiche».
Nel corso della presentazione sono intervenuti anche i rappresentanti delle istituzioni regionali. Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare del Consiglio Regionale, ha ricordato il ruolo sociale che le farmacie lombarde recitano da molto tempo e i progetti avviati d’intesa con la Regione per assicurare ai cittadini servizi e vicinanza. Il presidente del Consiglio regionale, Federico Romani, ha definito Mimosa un ulteriore passo avanti nella valorizzazione della funzione sociale della farmacia e della sua capacità di intercettare situazioni di difficoltà. L’assessore regionale alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità, Elena Lucchini, ha ribadito che il contrasto alla violenza sulle donne rappresenta una priorità della Regione e ha indicato il coinvolgimento delle farmacie come un tassello importante per rafforzare la rete territoriale di prevenzione e sostegno.